Spettabile
 
 
La recente modifica al testo unico sull'immigrazione a opera della legge 18 dicembre 2020 n.173 contiene una norma (articolo 38-bis) con la quale è stato abolito l’obbligo per alcune categorie di studenti statunitensi di dover fare il permesso di soggiorno qualora il loro periodo di studio sia inferiore ai 150 giorni (1).
 
Prima di condividere alcune considerazioni relativa a questa importante, innovativa ma purtroppo (a nostro parere) lacunosa legge riteniamo importante, ai fini della comprensione della stessa legge, la seguente premessa.
 
Premessa.
 
Un cittadino statunitense per studiare in Italia ha due possibilità:
 
  • studiare per periodi inferiori ai 90 giorni.
 
  • studiare per un periodo superiore ai 90 giorni. In tal caso il cittadino statunitense (così come ogni cittadino che proviene da nazioni extra-Schengen) deve- ancor prima di venire in Italia -richiedere all’Ufficio Visti del Consolato italiano competente un visto per entrare in Italia. L’Ufficio Visti -verificate le ragioni di studio e gli ulteriori requisiti previsti ex lege per essere ammessi in Italia- concede o meno il visto studio.
Ottenuto il visto, lo studente ha l’obbligo -pena decreto di espulsione- di chiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni lavorativi dal suo ingresso in Italia.
 
La novità introdotta dalla legge 18 dicembre 2020 n.173 è che gli (o meglio, una parte di essi) studenti statunitensi non dovranno più fare il "Permesso di Soggiorno", sostituito da una più semplice "Dichiarazione di Presenza".
Tale Dichiarazione di Presenza dovrà essere accompagnata da una "Dichiarazione di garanzia" del legale rappresentante dell' Università di riferimento e dovrà essere presentata agli Uffici Immigrazione delle Autorità di Polizia.
 
Purtroppo gli studenti che saranno esonerati dalla pratica del permesso di soggiorno sono solo quelli che in Italia frequentano i corsi delle filiazioni delle proprie Università che abbiano adempiuto alle disposizioni di cui all’articolo 2 della legge 19 gennaio 1999 n. 4 (la c.d. legge Barile).
 
Considerazioni di Eduitalia
 
Per Eduitalia -composta da Istituti associati i cui studenti americani beneficeranno di questa norma (il riferimento è agli Istituti presso i quali vi è anche la sede di filiazioni di Università americane che hanno adempiuto alle disposizione di cui alla legge Barile), ma anche da Istituti associati i cui studenti non beneficeranno di questa norma – vi è la consapevolezza che si sia persa un’ occasione storica.
 
La norma –che comporta per i beneficiari un importante e apprezzabile snellimento burocratico - è senz’altro da accogliersi positivamente.
Al contempo risulta estremamente difficile comprendere come mai non sia stata estesa anche a quegli studenti che si trovano sul territorio italiano in seguito ad accordi tra Università o Istituti italiani e la propria Università americana.
 
Vi sono esigenze di sicurezza che sottendono la ratio della norma?
No!

Con convinzione possiamo dichiarare che, come ratio di questa norma, non vi siano condizioni di sicurezza perché, oltre al preventivo vaglio di legalità degli Uffici Visti, sia con la Dichiarazione di Presenza sia con il Permesso di Soggiorno si comunica alle autorità di Pubblica Sicurezza (Uffici Immigrazione delle Questure) la presenza degli studenti.
 
In termini pratici la norma -che se valida erga omnes avrebbe avuto il convinto plauso dell’intero settore Study Abroad- crea delle problematiche importanti.
 
Tra tutte:
  • la difficoltà di far comprendere agli studenti delle Università statunitensi che solo alcuni di loro saranno esentati dalla procedura del permesso di soggiorno.

  •  il disorientamento per uno studente statunitense nello scegliere -tra l’ampio ventaglio di ipotesi che ha a disposizione (derivanti anche dagli accordi della sua Università con realtà formative italiane)- la sede per studiare in Italia.

Tale disorientamento spingerà lo studente a scegliere, ove presente, la filiazione della propria Università per evitare la pratica del permesso di soggiorno oppure addirittura a cambiare destinazione, generando effetti che sicuramente non dovrebbero essere nelle intenzioni della legge poiché metterebbero in difficoltà un importante settore economico che – è bene ricordarlo – sul territorio nazionale genera posti di lavoro e paga imposte.
 
È una legge difficile da comprendere e che, secondo Eduitalia, è dovuta a un legislatore che non conosce il fenomeno dell’incoming americano relegandolo – cosa che ritenevamo facesse parte ormai della preistoria dello Study Abroad - a un flusso che va a studiare solo nelle sedi delle proprie Università estere, disconoscendo invece che sono numerosi gli studenti che scelgono di studiare anche presso le realtà formative italiane accordatesi con la propria Università in USA
Saranno infatti diverse migliaia gli studenti statunitensi esclusi da questa norma.

 
Ricordiamo che nel 2016 il precedente legislatore aveva previsto un analogo disegno di legge per l’abolizione del permesso di soggiorno per gli studenti statunitensi e che la Commissione Istruzione Pubblica/Beni Culturali del Senato aveva inteso audire a Palazzo Madama sia AACUPI che Eduitalia in qualità di organizzazioni maggiormente rappresentative dell’incoming statunitense.
Al precedente legislatore, Eduitalia -seppur con alcune condizioni e con una richiesta di estensibilità a tutti- si era espressa per l’abolizione del permesso di soggiorno per periodi fino a 150 giorni.



 
1. Sono rare le ipotesi di studenti americani il cui periodo di studio in Italia è superiore ai 150 giorni, in quanto la scelta principale verte sui c.d. Summer 1 oppure Summer 2 (giugno/luglio) oppure soprattutto sui c.d. semester abroad ovvero il Fall (fine agosto/Dicembre) o lo Spring ( gennaio/Maggio).